Latte materno: un bene comune

13.07.2011 12:28

Il latte materno fa la differenza per la salute dei nostri figli. Perché allora non renderlo un bene circolante? Sta già succedendo con le banche del latte.

di Michela Trevisan

 

«Il latte materno è un bene comune che la natura ha affidato in gestione alle donne»: così si apre il Manifesto per la difesa dell’allattamento al seno, elaborato da Ibfan Italia (International baby food action network) e sottoscritto, tra gli altri, dalla Leche League.

L’indubbia e comprovata insostituibilità del latte materno per ottenere un completo e corretto sviluppo del bambino dopo la nascita, lo fa rientrare quindi nella categoria dei beni comuni. Come il libero accesso all’acqua potabile, infatti, non riguarda solo la tutela e la salvaguardia della salute del singolo individuo, ma è una questione sociale che coinvolge la comunità intera. Un alimento insostituibile Un bambino che a causa della mancanza del latte materno non può completare al meglio il proprio sviluppo sarà più esposto a malattie a breve e a lungo termine, con un peggioramento della qualità della vita.

Anche l’attività lavorativa verrà penalizzata e ci sarà quindi una perdita da parte della società sia di forza intellettiva che lavorativa, e un costo sanitario fin dalla tenera età. Allattare al seno, oltre a migliorare la

salute di mamma e bambino, è anche notevolmente più economico. Solitamente però ci si ferma al calcolo del risparmio nel mancato acquisto del costosissimo latte artificiale. Si stima che l’acquisto di latte artificiale possa andare a gravare sul bilancio familiare con circa 150 euro al mese, una cifra che aumenta in caso di necessità particolari legate ad allergie o patologie del neonato.

A queste cifre possiamo aggiungere anche dei costi sanitari. Una ricerca pubblicata sulla rivista internazionale di pediatria Acta Paediatrica1, frutto di una collaborazione tra ospedali (Aosta, Borgomanero, Torino, Moncalieri, Pinerolo, Saluzzo, Pordenone, Tolmezzo, Trieste e Udine), ha riscontrato nel 2006 un risparmio di 20 euro mensili sulle spese mediche per i bambini allattati al seno.

Ovviamente i conti non si possono fare solo col denaro. Bisogna tener conto anche delle conseguenze che l’uso di alcune categorie di farmaci hanno sulla salute dei bambini. Numerosi studi hanno infatti rilevato correlazioni tra l’uso di farmaci nel primo anno di vita e la predisposizione ad asma e altre forme allergiche. Le ultime novità derivano dai mucolitici, che sembravano innocui farmaci da banco, mentre ora la loro somministrazione è sconsigliata nei primi due anni di vita.

Le Banche del Latte Le Banche del latte umano donato (Blud) sono delle strutture ospedaliere create per ricevere il latte materno da donatrici esterne. Il latte viene raccolto da volontarie risultate negative ai test sierologici per HCV, HbsAg, HIV. Viene successivamente pastorizzato con il metodo Holder (62,5° C per 30 minuti), per assicurare l’eliminazione di fattori patogeni e per poter conservare il latte più a lungo, visto che il latte donato viene utilizzato per nutrire i neonati prematuri e quelli afflitti da patologie pediatriche gravi come insufficienza renale, diarrea cronica e intrattabile, intolleranza alle proteine del latte vaccino. Quando disponibile, viene utilizzato anche nella reintroduzione degli alimenti dopo interventi chirurgici o resezione intestinale.

Queste precauzioni igieniche vengono utilizzate dalla maggior parte delle banche del latte, ma alcune banche nel Nord Europa, soprattutto in Norvegia e Svezia, stanno sperimentando con successo l’utilizzo di latte umano crudo (come ha riportato la dottoressa Iwona Kazmierska durante un convegno tenutosi a Palermo2), per evitare la perdita di fattori nutrizionali e immunitari che vengono persi con la pastorizzazione, e che sarebbe importante riuscire a mantenere per migliorare ulteriormente le prospettive di salute dei piccoli a breve e lungo termine, e anche quelle di sopravvivenza. In alcune situazioni critiche, infatti, nutrire con il latte materno anziché con il latte artificiale può fare la differenza, in quanto si innalza la probabilità di sopravvivenza  dei piccoli benificiari.

Le banche del latte attualmente iscritte all’Associazione italiana banche del latte umano donato (Aiblud)sono 24 in tutto il Paese. Ci auguriamo che siano sempre di più!

Un bene comune Detto questo potrebbe valere la pena, dal punto di vista sociale e personale, rivalutare lo scambio di latte tra mamme di una stessa comunità: un atto d’amore allargato sia da parte delle donatrici che delle riceventi. Questo baratto potrebbe nascere come libero scambio (se una mamma allatta vuol dire che ha superato i controlli per malattie trasmissibili attraverso il latte) attraverso le Banche del latte materno donato, ancora poco diffuse, o attraverso chissà quali altre soluzioni che considerino il singolo bambino come il vero bene sociale da tutelare. Lo scambio di latte è iniziato già ad avvenire ad esempio nella comunità virtuale «Human Milk 4 Human Babies», una rete mondiale creata su Facebook per raccogliere e distribuire il latte materno, tra chi ne ha troppo e chi ne ha troppo poco.

Note

1. Cattaneo A. et al (2006), «Infant feeding and cost of health care: a cohort study », Acta Paediatrica, 95:540-546.

2. «Allattamento nelle patologie neonatali », Palermo, Palazzo dei Normanni, 2 maggio 2011 

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